Una libreria è bella e resta bella a qualsiasi ora. Ma la Feltrinelli alla chiusura, in quell’ora fra le otto e mezza e le nove, è davvero una bellissima ragazza sfatta. Si è in pochi conosciuti lettori, un codice di silenzioso saluto prevede un cenno quando ci si riconosce, e si è sempre gli stessi, a mangiare le briciole del disordine lasciato dagli altri, a lisciare il giornale stropicciato da mani sconosciute e plurime, un giornale che è pieno zeppo di notizie vecchie.
Il passo diventa leggerissimo, quasi che si temesse di interrompere un incantesimo, i libri vanno a dormire nei loro scaffali e il fiato che vi poggia sopra quando li si tira fuori è quello furtivo di un amore già consumato. Il personale riordina, noi disordiniamo e riordiniamo, come ladri. Siamo tanti spettri. Neanche si parla, a quell’ora. Ci si china e ci nasconde quando un’altra persona, ci si fa troppo vicina.
C’è chi legge muovendo le labbra. Chi finalmente mette i piedi sulla poltrona. Chi si fa le pile e le porta appresso. Ma non si fa rumore. Si esce alla chetichella, nascondendo alla fine, l’ultimo libro toccato… ben nascosto in un posto segreto dietro gli altri. Non si vogliono risvegli bruschi, ma soltanto una fluida fuga e la promessa di un appuntamento a domani. Gli amanti della Feltri a chiusura son fatti così.

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